sabato 13 agosto 2016

RENATO CANOVA COMMENTA IL RECORD DI ALMAZ AYANA



DOPO 23 ANNI RIO RISCRIVE LA STORIA DEI 10000 METRI FEMMINILI
All’apertura delle competizioni atletiche in Rio abbiamo potuto assistere alla più grande gara di sempre sulla distanza dei 10000 metri femminili, probabilmente ad una delle più grandi gare di mezzofondo di sempre ad ogni livello, paragonabile agli storici 800m di Rudisha a Londra 2012.
In verità, da parte delle persone più vicine ad Almarz Ayana, che managerialmente è gestita dalla Global Sport di Jos Hermens e Valentijn Trouw, si attendeva il record del mondo, la cui realizzazione tuttavia dipendeva da almeno un paio di fattori, quali un aiuto di alto livello fin dall’inizio della gara, e le condizioni ambientali.
L’esame dei passaggi del record di Wang Junxia, d’altra parte, faceva chiaramente supporre i limiti umani sulla distanza potessero essere ben lontani da quanto realizzato nel 1993 : una suddivisione delle due metà gara in 15’05” e 14’26” ottenuta al termine di una settimana con gare giornaliere a livello di record mondiali (tra cui un fantastico 8’06” sui 3000m) non poteva non far pensare possibile un tempo inferiore ai 29’20”, con passaggi più equilibrati ed un maggiore stato di freschezza personale.
In realtà, da quell’anno fatidico mai nessuna atleta si era cimentata nel tentativo di migliorare tale record.
Uno dei motivi è che la specialità dei 10000m femminili non è mai stata presente in nessun meeting, a differenza dei 5000m che hanno registrato ripetuti attacchi al record mondiale, da parte delle Etiopi che hanno dominato il mondo nell’ultimo decennio, ovvero Tirunesh Dibaba e Meseret Defar.
Questo fatto, legato alle scarse occasioni di confronto al di fuori dei campionati istituzionali, dove le atlete guardano al piazzamento piuttosto che al tempo, ha portato ad una sopravalutazione del valore tecnico dei tempi sulla distanza, creando una idea sbagliata dei valori raggiungibili in caso di una gara perfetta come passo e come situazione ambientale.
Già nel mese di aprile, parlando con il marito allenatore di Almaz (Soresa Fida, atleta da 3’34”72 sui 1500m alcuni anni or sono), avanzammo insieme con Jos e Valentijn l’idea di preparare i 10000m, poiché Almaz pareva possedere le qualità non solo tecniche, ma anche caratteriali, per la più lunga distanza.  Il modo col quale aveva distrutto Genzebe Dibaba nei 3 km conclusivi della finale mondiale di Pechino (8’19” in solitudine !) faceva chiaramente intendere come una delle qualità peculiari possedute fosse una elevatissima capacità di correre al massimo in solitudine, come hanno avuto tra i grandi “divoratori” di record in passato Daniel Komen e Kenenisa Bekele, per fare due esempi a livello maschile, od Ingrid Kristiansen capace di correre in 30’13” in solitudine ad Oslo 30 anni or sono.
Si temeva il clima di Rio, ma negli ultimi giorni la situazione è mutata, divenendo più propizia riferendosi alle prove di endurance che a quelle di velocità.  Per quanto riguarda la “lepre”, mai ci sarebbe stata una situazione migliore di quella olimpica, grazie alla giovane kenyana Alice Aprot Nawowuna (sorella minore di Joseph Ebuya, campione mondiale di cross nel 2010), da sempre front runner senza paura, che conosce una sola tattica : correre al massimo sin dall’inizio nell’intento di distanziare tutte le avversarie.
La gara è stata di una linearità assoluta sotto l’aspetto tattico : Aprot subito al comando, con Ayana a seguirla e Vivian Cheruiyot subito dietro.  I passaggi, dopo un primo giro da 1’14”, sono fin da subito divenuti interessanti in proiezione record del mondo, con una prima metà in 14’46”8 che lasciava facilmente intuire un “negative split” da parte di Ayana con tempo finale al di sotto dei 29’30”.
Ecco gli splits per km  :


Kilometro
Atleta al comando
Tempo totale
Tempo parziale
1
Alice Aprot
3’01”5
3’01”5
2
Alice Aprot
5’55”8
2’54”3
3
Alice Aprot
8’52”7
2’56”9
4
Alice Aprot
11’49”8
2’57”1
5
Alice Aprot
14’46”8
2’57”0
6
Almaz Ayana
17’36”7
2’49”9
7
Almaz Ayana
20’30”0
2’53”3
8
Almaz Ayana
23’25”4
2’55”4
9
Almaz Ayana
26’22”88
2’57”48
10
Almaz Ayana
29’17”45
2’54”57
 
Il break di Almaz è avvenuto ai 5200m, con un giro in 1’06”6, e da quel momento la Ayana ha condotto una gara sul ritmo con giri intorno ad 1’10”, talvolta anche inferiori.   I suoi primi 5000m in 14’47”15, i secondi in 14’30”, con gli ultimi 3000m in 8’47”4.
Il fatto che le condizioni fossero ideali, e la gara quasi irripetibile, è dimostrato dai primati personali ottenuti dalla maggior parte delle atlete :
Atleta
Primato Personale Precedente
Prestazione in Rio
Differenza
Attuale posizione
all-time
Almaz Ayana
30’07”00
29’17”45
49”55
1
Vivian Cheruiyot
30’30”44
29’32”56
57”88
3
Tirunesh Dibaba
29’54”66
29’42”56
12”10
4
Alice Aprot
30’26”94
29’53”51
33”43
5
Betsy Saina
30’57”30
30’07”78
49”52
13
Molly Huddle
30’47”59
30’13”17
34”42
17
Yasmine Can
31’12”86
30’26”41
46”45

Gelete Burka
30’28”47
30’26”66
1”79


Ulteriore dimostrazione della irripetibilità di una gara come quella odierna sta nel miglioramento di Tirunesh Dibaba, attualmente all’80% della condizione che aveva nel 2012, e nel grandissimo progresso di Vivian Cheruiyot, che peraltro avevamo già visto in nettissima crescita durante i Trials Kenyani di Eldoret. Peraltro, questo chiarifica anche che mai, in passato, le atlete di vertice avevano posto un attacco al record dei 10000m tra i loro obiettivi, record che avrebbe potuto essere di sicuro realizzato da Tirunesh Dibaba nel periodo 2008 – 2012, se adeguatamente preparato.
Assai interessanti le prestazioni di due giovanissime kenyane : Alice Aprot, che in futuro potrà divenire una maratoneta da record del mondo grazie alla sua innata aggressività e ad un talento naturale che deve essere allenato nel miglior modo in tale direzione, e Yasmine Can, ora turca ma originaria di Iten, appena ventenne, da cui possiamo attenderci quanto prima un tempo inferiore ai 30’.
Piacevole il nuovo record Americano di Molly Huddle, che a 32 anni si è presa la soddisfazione di detronizzare Shalane Flanagan.
Ovviamente, ora si scateneranno le tesi di “doping africano” da parte di tutti coloro che mai hanno avuto a che fare con i massimi talenti.
Pur non potendo mettere la mano sul fuoco per nessun atleta al giorno d’oggi, sono perfettamente certo che si possono raggiungere tali risultati con il talento posseduto dalle atlete in oggetto, che vivono e si allenano perennemente in altitudine, e che svolgono spesso allenamenti che europei ed americani ritengono possibili solo utilizzando aiuti esterni, spesso illegali.   Ricordo che nel 2009, ad Utrecht, ci fu una gara di 10000m cui ero presente con Florence Kiplagat e Sylvia Kibet (Florence fu seconda col record nazionale kenyano di 30’11”53, quel record oggi migliorato da Alice Aprot), e l’etiope Meselech Melkamu, in totale assenza di pacers, vinse correndo in solitudine in 29’53”.  A livello di talento, non c’è proporzione alcuna tra Melkamu ed Ayana, o Cheruiyot, o Dibaba, per cui i tempi odierni rientrano nella assoluta normalità per atlete in grande condizione, a patto di trovare condizioni ideali sia a livello climatico sia a livello di gara.
Almaz Ayana è il presente del mezzofondo prolungato, ed a parer mio non avrà grandi problemi ad imporsi anche sui 5000m, sebbene Vivian Cheruiyot possegga una superiore volata : ma quando si è in grado di correre gli ultimi 3000m in meno di 8’20”, non ci si preoccupa molto della volata altrui…